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IL PROGETTO preliminare per la realizzazione del centro servizi intercomunale nella zona industriale di Monterotondo Scalo fu redatto dall’architetto Vincenzo Alvaro Caruso a ottobre del 1997. C’erano ancora le lire e i costi complessivi dei lavori vennero stimati, nel dicembre di quell’anno, in 6 miliardi e 600milioni. Nel 1999 arrivarono i finanziamenti regionali. Il 14 gennaio del 2000 la giunta comunale dell’epoca approvava il progetto esecutivo dell’opera per la realizzazione del centro nella zona industriale di Monterotondo Scalo. Sono passati 20 anni e la struttura non è fruibile, incompleta. Insomma, non esiste. Né si è capito dove siano finiti i soldi che dovevano servire a ultimare lo stabile chiavi in mano. Un’opera fantasma. Costata milioni di euro. Rimasta nel dimenticatoio dell’amministrazione comunale di Monterotondo fino al 16 maggio scorso, quando la giunta comunale ha approvato lo schema di fattibilità per il completamento della struttura, costi stimati per gli interventi relativi al primo lotto: 881.807,88 euro. Di cui una parte (forse) nella disponibilità del fondo regionale per gli investimenti, un’altra individuata direttamente sui capitoli di previsione di spesa del Comune, finanziati dalla potenziale vendita dei beni demaniali, in realtà sul mercato da decenni. Il 20 maggio è arrivato anche l’ok al progetto esecutivo dei lavori di completamento, firmato dal dirigente del Dipartimento governo del territorio Luca Lozzi.

Dunque, a 10 giorni dal voto per il rinnovo del consiglio comunale e la elezione del nuovo sindaco, la giunta municipale di Antonino Lupi è tornata a deliberare un nuovo progetto di completamento per il centro servizi comunale. Con una fretta che per il candidato sindaco civico (appoggiato dal centrodestra) Simone Di Ventura, «ha il sapore della beffa per i cittadini e per le imprese. Un inganno, una presa in giro. Promettere di ultimare una struttura polifunzionale dopo vent’anni, senza soldi cash, senza spiegare perché si sia lasciato passare tanto tempo, in assenza di una puntuale rendicontazione dei soldi pubblici già spesi è un affronto alle intelligenze altrui. Per Lupi e gli altri – aggiunge Di ventura – sarebbe dunque necessario “adeguare le funzioni del centro rispetto ai nuovi scenari economici ed al mutato contesto di riferimento, con lo scopo di consentire lo svolgimento di attività promozionali, di servizio e di supporto sia alle attività economiche e produttive che ai centri di ricerca ricadenti nei comuni della Valle del Tevere”. Io penso che ci vorrebbe solo un po’ di pudore».

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